Site icon Cettinella

Addio a Varenne, il cavallo “Capitano” dei record dell’Ippica

La notte ha segnato la fine e l’addio di una leggenda dell’ippica italiana, nel silenzio del LJ di Eboli, dove viveva la sua lunga pensione, Varenne si è spento a 31 anni, un traguardo che per un cavallo rappresenta già un primato.

Il trottatore più famoso della storia ha chiuso così la sua corsa terrena, lasciando un vuoto profondo tra gli appassionati che per anni lo hanno seguito e celebrato. La notizia della sua morte è stata diffusa dalla pagina Instagram ufficiale, che da sempre custodiva il rapporto speciale con i suoi tifosi.

Addio al cavallo Varenne di 31 anni: Il “Capitano” record delle vittorie

Il messaggio pubblicato sui social ha raccontato con dolore gli ultimi istanti del Capitano: “È con immenso dolore che diamo la notizia della morte del capitano”. La comunicazione ha poi chiarito le cause del decesso: “Varenne si è spento durante la notte e il veterinario ha confermato che la causa è stata un improvviso at***co cardiaco”.

Parole che hanno scosso il mondo dell’ippica, accompagnate da un saluto affettuoso: “Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano. Che la terra ti benedica. Con tanto amore. Raggiungi Enzo lassù”. Un addio che lo ricongiunge idealmente al suo proprietario, Enzo Giordano.

La carriera di Varenne è stata un susseguirsi di imprese irripetibili. Con 62 vittorie su 73 corse, ha caratterizzato le piste più prestigiose del trotto internazionale, conquistando nello stesso anno l’Amérique, il Lotteria e l’Elitloppet. Da Vincennes a Solvalla, passando per Agnano, il Capitano ha imposto vittorie che hanno superato i confini italiani, arrivando a stabilire record anche negli Stati Uniti.

Il legame con il suo storico driver, Giampaolo Minnucci, è stato uno dei fili più intensi della sua storia. Minnucci lo ha definito “l’amico del cuore” e non ha mai smesso di fargli visita. Con affetto aveva raccontato: “Mi dispiace vederlo così anziano”, aggiungendo con ironia che forse anche Varenne pensava lo stesso di lui. La loro intesa era tale che Minnucci aveva coniato una frase diventata celebre: “Guidare lui è come guidare una Ferrari con il cervello”.

Exit mobile version