Il Natale porta con sé una riflessione profonda sui simboli e sui riti che hanno segnato la nascita di Gesù, trasformando un evento storico in un messaggio di fede senza tempo ma quello che tanti fedeli si domandando è chi ha scelto il suo nome?
Attraverso le narrazioni evangeliche, scopriamo come la scelta del nome non sia stata un fatto privato, ma il compimento di una volontà celeste comunicata separatamente a Maria e Giuseppe. Questo passaggio segna l’ingresso ufficiale di Gesù nella storia dell’alleanza tra Dio e l’umanità, definendo fin dai primi giorni di vita la sua missione universale e la sua identità.
Indagare le differenze tra i testi di Matteo e Luca permette di cogliere sfumature preziose sul ruolo dei genitori terreni e sul valore profondo del nome “Gesù“. È un percorso comprende come ogni dettaglio di quel Natale fosse orientato a presentare al mondo non solo un neonato, ma il Salvatore atteso da generazioni, inserito pienamente nella discendenza di Davide. Di seguito ecco tutti i dettagli sul suo nome.
Chi ha scelto il nome di Gesù? La verità dietro la richiesta dell’Angelo

Secondo Luca, l’angelo dice a Maria: “Lo chiamerai Gesù” mentre secondo Matteo, l’angelo dice a Giuseppe: “Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo” si può leggere all’interno del Vangelo.
A Natale gli angeli comunicano ai genitori il nome da dare a questo particolarissimo bambino. Il Vangelo di Luca è il solo che parla della circoncisione di Gesù in modo esplicito, menzionando l’imposizione del nome indicato dal messaggero.
Il teologo Raymond Winling, nel testo “Natale e il mistero dell’incarnazione”, spiega che Gesù fu sottoposto a un rito decisivo per ogni giudeo. La cir*****one lo introduceva ufficialmente nel popolo dell’alleanza conclusa tra Dio e Abramo.
Questo atto abilitava l’israelita a partecipare al culto di Jahwe e alla celebrazione della Pasqua. Inoltre, dava il diritto di ottenere i beni salvifici e l’eredità promessa, inserendo il neonato nella comunità dei credenti.
In occasione della circ****one ebraica, il padre di famiglia dava ufficialmente il nome al bambino. Giuseppe, accettando di svolgere il ruolo di padre adottivo, riconosce al piccolo la dignità di discendente della stirpe di Davide.
Matteo si mostra più esplicito di Luca sul senso del nome scelto, perché sottolinea il ruolo di salvatore di Gesù. Il nome stesso, nella sua radice più profonda, significa letteralmente “Dio salva”.
Se Giuseppe è chiamato a dare il nome al bambino, è perché deve conferirgli la filiazione davidica. Luca, invece, completa il quadro nell’annuncio ai pastori: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore”.
Luca aggiunge infine che, durante quel giorno importante, il bambino fu chiamato con il nome di Gesù come aveva chiesto l’angelo, compiendo così il disegno divino attraverso l’obbedienza dei suoi genitori terreni.







