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Gli ultimi giorni di vita di Carlo Acutis, le parole della dottoressa: “Emanava pace e serenità”

Gli ultimi giorni di vita di Carlo Acutis

Gli ultimi giorni di vita di Carlo Acutis all’interno dell’Ospedale San Gennaro di Monza hanno lasciato un’impronta importantissima nel cuore di tante persone. In particolar modo ad avere un ricordo nitido di lui, della sua grande bontà ma soprattutto della sua immensa fede è proprio la dottoressa che si è presa cura di lui.

Il giovane ragazzo sarà beato il prossimo 27 aprile a Roma ed è proprio la dottoressa in attesa di questo momento importantissimo a raccontare quanto ricorda di lui. Acutis arrivò in ospedale d’urgenza il 9 ottobre del 2006 a seguito di una leucemia purtroppo in condizioni davvero delicate.

A distanza di pochi giorni, precisamente l’11 ottobre Carlo entrò in coma per un’emorragia cerebrale e, il giorno dopo alle ore 5.55 volò in Paradiso accanto a Gesù e alla Madonna. La sua degenza non durò più di 72 ore ma la dottoressa Mercedes Arguello ricorda bene la pace e la serenità che lui aveva.

Gli ultimi giorni di vita di Carlo Acutis: Le parole dei dottori che si presero cura di lui

 

La dottoressa ha così raccontato il ricordo che porta nel cuore di Carlo Acutis a l’Avvenire. È proprio quest’ultima ad affermare: “Arrivò in condizioni già critiche, che neppure oggi riusciremmo a curare nonostante i progressi della ricerca ma ricordo che aveva un’espressione molto dolce, quella di chi è convinto di potercela fare. Ci ha trasmesso grande positività nonostante la malattia”.

“Era arrivato in ospedale in condizioni tragiche ma irradiava una pace e una serenità che ancora mi stupiscono a distanza di anni. Se penso che era solo un quindicenne e stava vivendo una situazione tanto difficile” spiega la dottoressa.

A ricordarlo anche l’infermiera Claudia Negri che, nel 2006 si trovava nel reparto del giovane ragazzo: “Queste cose si dicono cercando di raccontare la verità anche a ragazzi di quindici anni. Sapevamo che il suo esito poteva essere infausto e ricordo che, quando gli abbiamo detto che la situazione era critica, non si è opposto in alcun modo”.

“Nella cartella non c’è un segno di lamentela in tutto il periodo del ricovero. È vero che sono documenti scarni, ma spesso viene scritto se il paziente si agita. Per Carlo non è stato così in nessun modo, come se avesse accettato il destino riservatogli dalla sorte” termina l’infermiera.

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