Il gesuita James Martin, S.J., è conosciuto dal grande pubblico per i suoi numerosi testi spirituali, tra cui alcuni divenuti bestseller negli Stati Uniti. Nonostante il successo editoriale, quando si avvicina la Quaresima il sacerdote preferisce spostare l’attenzione su due atteggiamenti che considera fondamentali per la vita cristiana: coltivare la gentilezza e ridurre le lamentele.
Due pratiche semplici solo in apparenza, ma capaci di trasformare il modo in cui viviamo e ci relazioniamo agli altri. Secondo Padre Martin, essere gentili non è un gesto spontaneo quanto un esercizio quotidiano che richiede consapevolezza. Ecco di quali si tratta e perché.
Le due cose da sapere prima che la Quaresima finisca
La gentilezza, afferma, nasce dalla capacità di non riversare sugli altri il proprio malumore, anche quando si è stanchi o sotto pressione. Significa anche evitare di parlare male di chi non è presente, un’abitudine che logora i rapporti e crea sfiducia. Infine, implica la volontà di interpretare le parole e le azioni altrui nel modo più benevolo possibile, chiedendo chiarimenti invece di giudicare.
Questi piccoli gesti, che spesso diamo per scontati, rappresentano per il sacerdote il nucleo della vita cristiana. La Quaresima diventa così un’occasione privilegiata per allenarsi a vivere con maggiore attenzione verso gli altri, trasformando la gentilezza in una scelta concreta e non in un semplice ideale.
Accanto alla gentilezza, padre Martin propone un’altra pratica essenziale: imparare a lamentarsi di meno. Non si tratta di reprimere le difficoltà, ma di evitare quella negatività costante che finisce per contagiare chi ci circonda. Il sacerdote osserva come la lamentela continua generi scoraggiamento e renda più pesante ogni situazione, mentre condividere le proprie fatiche con misura permette di mantenere un equilibrio più sano.
Ridurre le lamentele, racconta, porta benefici immediati: maggiore serenità, relazioni più leggere e un atteggiamento più fiducioso verso la vita. Anche quando emergono problemi reali, la scelta di non lasciarsi dominare dal pessimismo diventa un atto di libertà e di fede, soprattutto alla luce della Resurrezione che la Quaresima prepara a celebrare.
Per padre Martin, vivere con meno negatività significa testimoniare concretamente la speranza cristiana. Chi sceglie la gratitudine e la fiducia, invece della lamentela, non solo si sente più felice, ma contribuisce a diffondere un clima di pace e incoraggiamento. Una trasformazione semplice ma profonda, che può cambiare il modo in cui affrontiamo ogni giorno.