La cosiddetta malattia della pioggia, nota in ambito medico come dermatofilosi, è problematica creata dal batterio Dermatophilus congolensis. Questo microrganismo è conosciuto soprattutto nel settore veterinario perché segna prevalentemente bovini, cavalli, pecore e altri animali domestici o selvatici.
Nell’uomo, invece, i casi sono sempre stati considerati sporadici. Proprio per questa ragione, l’aumento delle segnalazioni registrate negli ultimi mesi in Europa ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie. Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dall’Ecdc al 20 agosto 2026, sono stati rilevati 123 casi distribuiti in dieci Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Paesi Bassi.
Malattia della Pioggia: I sintomi e come si cura

Storicamente questo tipo di problematiche nell’uomo erano quasi sempre legate al contatto diretto con animali oppure con materiali contaminati. Tuttavia, i recenti episodi osservati in Europa hanno portato gli esperti a valutare nuove possibili modalità di diffusione.
Come riportato da Adnkronos, l’Ecdc ha ipotizzato “un possibile cambiamento nelle dinamiche di trasmissione”. L’ipotesi principale riguarda il contagio attraverso contatti fi***ci tra persone, senza escludere la possibilità che oggetti e superfici contaminate possano contribuire alla diffusione del batterio.
Uno degli aspetti più delicati riguarda infatti la diagnosi. I sintomi cutanei possono essere confusi con altre malattie dermatologiche. Per questo motivo gli specialisti consigliano di rivolgersi tempestivamente al medico in presenza di problematiche insolite o persistenti.
Matteo Bassetti ha spiegato che “il batterio prolifera negli ambienti molto umidi. Il contagio interumano avviene tramite contatto fisico stretto e pelle-pelle. La diagnosi si effettua tramite un tampone microbiologico. Fortunatamente, i casi clinici registrati finora hanno mostrato un decorso lieve e guariscono facilmente grazie a una comune terapia antibiotica”.
L’espressione malattia della pioggia deriva dai termini inglesi rain rot e rain scald, utilizzati soprattutto in medicina veterinaria. Il nome può trarre in inganno, ma non significa che l’infezione venga contratta semplicemente esponendosi alla pioggia. Come spiegato dagli esperti, il riferimento è all’umidità persistente, una condizione che favorisce l’attività del batterio e può indebolire la naturale barriera protettiva della pelle.








