La Diocesi di Milano ha annunciato l’apertura del processo di beatificazione di Marco Gallo, il giovane di 17 anni morto in un incidente stradale nel 2011 e attorno al quale, negli anni, si è sviluppata una crescente fama di santità. La sua vita, interrotta troppo presto, continua a suscitare attenzione e devozione, spingendo la Chiesa ad avviare un percorso ufficiale per verificare le sue virtù eroiche e il suo esempio cristiano.
La storia di Marco è quella di un ragazzo comune, ma profondamente radicato nella fede. Diversi elementi della sua breve esistenza hanno contribuito alla percezione di una spiritualità intensa e autentica, tale da renderlo un modello per molti coetanei e adulti. La causa di beatificazione nasce proprio da questa testimonianza quotidiana. Questa vissuta senza clamore ma con una costanza che ha lasciato un segno in chi lo ha conosciuto.
Marco Gallo morì a 17 anni: Avviata la sua beatificazione
Nato a Chiavari il 7 marzo 1994, Marco cresce in una famiglia unita, con una sorella maggiore e una minore. Dopo alcuni trasferimenti, arriva a Carate Brianza, dove frequenta il liceo scientifico. È proprio mentre si reca a scuola, il 5 novembre 2011, che ha un incidente e perde la vita.
La sua morte improvvisa segna profondamente la comunità, ma sono soprattutto le sue parole e i suoi gesti a rimanere impressi. La sera prima di morire aveva scritto sul muro della sua camera, accanto al crocifisso, la frase evangelica: “perché cercate tra i morti colui che è vivo?“.
Fin da bambino aveva mostrato una sensibilità religiosa fuori dal comune. Diceva: “scrivo prima Dio, perché è il Creatore”. A soli 11 anni rifletteva sui Re Magi affermando: “Per me le grandi difficoltà sono state fatte e pensate da Dio non per cru****tà. Ma per vedere se amavamo veramente Gesù, se eravamo veramente disposti a rischiare di morire per conoscere Gesù”. Parole che rivelano una maturità spirituale sorprendente.
Marco era affascinato dalla figura di San Benedetto e osservava che “San Benedetto guardava attentamente ogni fatto che gli succedeva… lui era attento perché convinto che Dio gli parlava attraverso le cose”. Rifletteva anche sul sacrificio e sul dolore, sostenendo: “E’ possibilissimo soffrire il dolore del sac****cio e contemporaneamente essere felici“.
La sua vita spirituale era semplice ma intensissima, intrecciata alla quotidianità di un adolescente che amava gli amici. Ma anche la scuola e perfino attività pratiche come comprare e vendere cellulari americani.
Frequentava Comunione e Liberazione e Gioventù Studentesca, e pochi mesi prima di morire aveva scritto quello che considerava il suo programma di vita: “Da questo momento mi sac****erò interamente alla ricerca della felicità e vedrò se la mia vera vita è in Lui o no“. Dal 2012 la Diocesi lo ricorda ogni anno con un pellegrinaggio, e ora si prepara a indagare più a fondo la sua testimonianza di fede. Questo per comprendere se possa essere riconosciuta ufficialmente come santità di vita.