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Home Emozioni

“Mariti, imparate da me che sono mite e prodigo di complimenti!

by Cettinella
2 Giugno 2018
in Emozioni
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Una moglie è un po’ come Sherlock Holmes. Sa essere un’investigatrice, ma non cerca i difetti. No, una moglie, ma anche i mariti, cercano i bisogni dell’altro. Perché un rapporto di coppia ha bisogno di essere seguito sotto ogni aspetto.

In una coppia, bisogna capire cosa c’è che non va. L’amore è una pianta che va coltivata, per essere in grado di resistere al cattivo tempo e alle intemperie. Ed è di questo che vogliamo parlarvi oggi.

Vi riportiamo gli stralci di una lettera, di un marito che scrive alla moglie. La chiama Sherlock Holmes, come il noto detective. Le dice sinceramente cosa pensa di lei.

E la ama, la ama senza riserve, proprio come dovrebbe essere l’amore.

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Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

You are the Sherlock Holmes of my heart, my love. Se sapessi scrivere una canzone in inglese, inizierebbe così. Tu sei la Sherlock Holmes del mio cuore, amore mio.

L’investigatrice in grado di capire quelle cose di me che nemmeno io capisco: se singhiozzo, per esempio, è perché sto mangiando troppo in fretta. Chi l’avrebbe mai detto?

Tu, fulminandomi con lo sguardo oggi a pranzo. Il che potrebbe sembrare un fatto superficiale, se non avesse a che fare con uno dei peccati capitali: la gola. Non è solo questione di singhiozzo, ma di indebolimento e imbruttimento dell’anima. Sì, io con il cibo non ci so fare. Mi abbuffo, mi faccio dominare.

E poi sto male

Fisicamente, ma anche a un livello più profondo, perché siamo corpo e anima, e appesantire il primo non ha ottime conseguenze sulla seconda.

La Sherlock Holmes del mio cuore, però, non si accorge solamente di quegli atteggiamenti o di quelle azioni che devo evitare. Sei in grado di investigare in maniera molto più raffinata, amore mio. Le omissioni, per te, sono altrettanto importanti.

Per evitare che io commetta peccato e non faccia il bene per paura della vanità, mi tieni in allenamento quotidianamente, pretendendo da me serie (non ripetitive) di complimenti (stimolando così, al contempo, le mie competenze in fatto di sinonimi). Ogni giorno mi chiedi di dirti cose belle.

 

Quando punto sul lato intellettuale, scorgo in te micro segnali di vero e proprio dolore, come se non mi accorgessi della tua grazia estetica.

Quando invece punto sul lato estetico, ecco che i micro segnali di vero e proprio dolore sembrano riguardare il lato intellettuale, non valorizzato.

Dentro di me si scatenano allora sensi di colpa e scrupoli a catena. Che cosa le ho detto? Cosa avrei dovuto dirle? E che cosa dovrei dirle, adesso? Elementare, Watson.

Ma è inutile lamentarsi. Anzi, posso solo ringraziare il buon Dio per aver messo al mio fianco una Sherlock Holmes come te, un’investigatrice che il personaggio inventato da Sir Arthur Conan Doyle, al confronto, era solo una bozza preparatoria. In versione femminile, poi.

E che versione femminile! (Maschietti, imparate da me che sono mite e prodigo di complimenti). Che Dio sia misericordiosissimo e mi tenga sempre aggiornato sui sinonimi (di quelli meno comuni, magari, di cui pochi sanno il significato).

Ti amo

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