Papa Leone XVI prosegue il percorso di recupero dopo l’intervento chirurgico che l’ha visto protagonista nei giorni scorsi nell’ospedale Gemelli di Roma ma come sta? Secondo le informazioni diffuse dalla Santa Sede, il Pontefice ha già iniziato la fisioterapia respiratoria e riesce a camminare autonomamente all’interno della propria stanza.
Il decorso post-operatorio starebbe procedendo senza particolari criticità e il periodo di ricovero previsto dovrebbe essere di circa una settimana. Resta inoltre la volontà di confermare il viaggio in Sud America previsto per l’inizio di novembre, compatibilmente con le indicazioni dei medici e con l’evoluzione della convalescenza.
L’attenzione degli specialisti è ora concentrata sugli esami del tessuto rimosso durante l’operazione. I risultati saranno determinanti per definire il quadro clinico completo e valutare la necessità di eventuali trattamenti successivi, con l’obiettivo di ridurre al minimo la possibile ricomparsa della malattia.
Come sta Papa Leone? La fisioterapia al Gemelli e le parole dei medici
Secondo Marcello Tiseo, oncologo e direttore della struttura di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, il primo elemento da verificare riguarda l’eventuale coinvolgimento dei linfonodi.
Se la neoplasia è stata individuata in una fase iniziale e non sono presenti cellule tumorali nei linfonodi, l’intervento chirurgico potrebbe essere sufficiente a risolvere il problema. In uno scenario di questo tipo, il percorso successivo prevederebbe principalmente controlli periodici nel tempo. Lo stesso specialista ha sottolineato di ritenere poco probabile un quadro differente.
Qualora invece gli esami evidenziassero la presenza di cellule tumorali residue, i medici potrebbero prendere in considerazione terapie cosiddette “adiuvanti”, ovvero trattamenti successivi all’operazione.
Tra le opzioni disponibili figurano la terapia a be***io molecolare, indicata in presenza di specifiche mutazioni genetiche come EGFR o ALK, l’immunoterapia, impiegata nei casi con elevata espressione della proteina PD-L1, e la chemioterapia. Negli ultimi anni la classificazione dell’adenocarcinoma polmonare è diventata sempre più precisa grazie all’analisi molecolare, che permette di identificare caratteristiche specifiche del tumore e di scegliere il trattamento più adatto a ogni paziente. I risultati degli esami sul tessuto asportato arrivano generalmente entro pochi giorni lavorativi e rappresentano un passaggio fondamentale per definire la strategia terapeutica più efficace.