Nel 2027 gli assegni previdenziali delle pensioni risulteranno leggermente più alti, anche se l’aumento non riguarda in modo uniforme tutti i pensionati. La crescita deriva dal meccanismo della perequazione, che adegua automaticamente le pensioni al costo della vita per preservarne il potere d’acquisto.
Per quest’anno il Governo Meloni ha fissato un incremento provvisorio dell’1,4%, percentuale che potrà essere confermata o corretta dall’Istat con il dato definitivo, con eventuali conguagli previsti sulla mensilità di dicembre. Di seguito ecco tutti i dettagli e le novità in merito alla riforma.
Pensioni 2027, in arrivo i nuovi aumenti ma non per tutti
Secondo un’analisi di Altroconsumo, l’aumento massimo ottenibile è di circa 45 euro. Una pensione da mille euro mensili, per esempio, sale a 1.014 euro, mentre un assegno da 1.500 raggiunge i 1.521 euro.
Per importi più elevati, come una pensione da 2.600 euro, l’incremento si aggira sui 36 euro, mentre per un assegno da 3.400 euro l’aumento stimato è di 45 euro. Si tratta di valori lordi calcolati su tredici mensilità, da cui vanno sottratte imposte e detrazioni che determinano l’importo effettivamente percepito.
La normativa prevede la rivalutazione piena solo per gli assegni fino a quattro volte il trattamento minimo, che nel 2026 è pari a 611,85 euro mensili. L’adeguamento del +1,4% si applica quindi integralmente fino a 2.413,60 euro.
Per le pensioni minime è prevista una maggiorazione dell’1,3%, che porta l’importo a 619,69 euro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato “un incremento di 20 euro mensili” destinato a circa 1,1 milioni di pensionati in maggiore difficoltà. La Cgil ha però criticato la misura sostenendo che il sistema “rischia di penalizzare chi ha lavorato di più”.
Per gli assegni compresi tra quattro e cinque volte il minimo la rivalutazione scende al 90%, con aumenti medi di 33,79 euro. Sopra i 3.017 euro l’adeguamento si riduce al 75%, per un incremento medio di 41,39 euro. Sul fronte delle uscite anticipate, il 2026 segna l’abolizione di Quota 103 e di Opzione Donna, mentre resta attivo l’Ape sociale per chi svolge lavori gravosi, con requisiti aggiornati a 63 anni e 5 mesi e contributi variabili in base alla categoria.
Restano invariati i requisiti per la pensione di vecchiaia, fissati a 67 anni con almeno 20 anni di contributi, così come quelli per la pensione anticipata ordinaria. Dal 2027, però, scatterà un aumento legato all’aspettativa di vita, che porterà l’età pensionabile a 67 anni e un mese e richiederà un mese aggiuntivo di contributi per l’anticipata. Un ulteriore incremento è previsto dal 2028, con un progressivo allungamento dei requisiti destinato a proseguire negli anni successivi.