Nel giorno del Sabato Santo, Padre Anselm Grün, monaco dell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach, propone un modo nuovo di vivere i riti del Triduo Pasquale. In questo contesto, il monaco offre una guida spirituale pensata per accompagnare i credenti dentro le loro case, aiutandoli a mantenere vivo il senso profondo della Pasqua.
Proprio per questo motivo, è proprio il monaco a spiegare ben due riti importanti da poter svolgere nel giorno del Sabato Santo. Ecco cosa fare con i propri figli e la propria famiglia.
Sabato Santo, i riti nel Giorno del Silenzio per ricevere la grazia

Profondamente segnato dall’amore per Gesù, Padre Anselm ha dedicato alle famiglie il testo “Celebriamo il Triduo Pasquale in famiglia”, pubblicato in esclusiva da Edizioni San Paolo.
L’intento è quello di sostenere chi, impossibilitato a partecipare ai riti tradizionali, desidera comunque vivere un’esperienza autentica di fede. Con il suo stile semplice e rassicurante, il monaco invita a trasformare questo tempo di isolamento in un’occasione di rinnovamento interiore e di unione familiare.
Nel suo scritto, Grün ricorda che “I rituali devono essere un aiuto a sperimentare e a sentire concretamente il mistero di questi giorni in noi e nel nostro rapporto gli uni con gli altri. E vogliono anche metterci in contatto con tutte le persone che oggi nel mondo si trovano a soffrire sotto il coronavirus”.
“Così vi auguro di poter sperimentare, mediante i rituali, la trasformazione che questi giorni ci annunciano: la trasformazione delle ferite in perle, la trasformazione della morte in risurrezione, della tenebra in luce, del fallimento in un nuovo inizio”. Parole che risuonano con particolare forza in un periodo segnato da fragilità e incertezza.
I due riti da fare in famiglia
Per il Sabato Santo, Padre Anselm propone due riti simbolici. Il primo consiste nel riunire la famiglia e scrivere su un foglietto ciò che si desidera lasciarsi alle spalle: conflitti, ferite, sensi di colpa o atteggiamenti che appesantiscono la vita quotidiana. I foglietti possono essere seppelliti, bruciati o raccolti in una cassetta, come gesto concreto di liberazione e di apertura al nuovo.
Il secondo rito è dedicato alle intercessioni. Il monaco invita a rivolgere il pensiero ai parenti, agli amici, a chi soffre per la crisi sanitaria o vive la quarantena in solitudine, affinché questo tempo difficile possa trasformarsi in un’occasione di guarigione e speranza per tutti.








