Seicento anni fa, il 5 aprile del 1420, ci lasciava San Vincenzo Ferreri, una figura che ha dato un segno indelebile nella storia della Chiesa e nel cuore dei napoletani. Noto affettuosamente come “‘O Munacone“, questo frate domenicano spagnolo è molto più di un semplice santo: è un vero e proprio eroe per la città di Napoli, compatrono insieme ad altri 51 e patrono incontrastato del Rione Sanità.
Nato a Valencia nel lontano 1350 da una famiglia nobile, Vincenzo Ferreri entrò giovanissimo nell’Ordine dei Domenicani. Dopo anni di studi intensi tra la Spagna e la Francia, tornò nella sua città natale per insegnare teologia.
La sua vita prese una piega inaspettata quando conobbe Pero de Luna, che sarebbe poi diventato Papa Benedetto XIII. Nonostante la possibilità di un ruolo prestigioso come confessore papale, Vincenzo scelse di seguire una strada diversa, forse ispirato da un evento straordinario.
San Vincenzo Ferreri: Il Santo che salvo la vita all’intera città di Napoli
Si narra infatti che durante l’assedio di Avignone, cadde gravemente malato e fu miracolosamente guarito nientemeno che da Gesù e San Domenico in persona. L’ordine era chiaro: predicare e convertire le folle, perché il Giudizio Universale era alle porte.
Da quel momento, San Vincenzo si lanciò in un pellegrinaggio instancabile attraverso l’Europa e la penisola iberica, convertendo peccatori, musulmani ed ebrei a migliaia. I suoi miracoli erano così numerosi da stabilire un vero e proprio record: ben ottanta accertati al momento della sua canonizzazione, un primato assoluto nella storia della Chiesa.
Ma il legame più forte con Napoli si consolidò secoli dopo, durante un’epidemia di colera nel XIX secolo. Le cronache raccontano che nel 1836, la statua del santo fu portata in processione per le strade della città, sconvolta dal contagio. E, quasi per magia, grazie all’intercessione di San Vincenzo, l’epidemia si placò. “Evviva San Vincenzo! Evviva ‘o Munacone!”, urlava la gente, piena di gratitudine.
Da allora, la devozione per San Vincenzo a Napoli è diventata una tradizione radicata, con due riti che scandiscono l’anno. Il primo, il “trase e jesce“, si svolge ogni 5 aprile, nel giorno della sua morte.
Dopo la funzione, la statua del santo viene portata in spalla dai membri delle associazioni cattoliche locali e, con un passo saltellante e ritmico, viene fatta entrare e uscire per ben tre volte dalla chiesa. Un rito che esprime tutta la vitalità e la fede del popolo napoletano.
Il secondo appuntamento è il primo martedì di luglio, per ricordare il periodo in cui si dice sia avvenuto il miracolo del colera. In questa occasione, la processione è arricchita dalla presenza di bambini e bambine vestiti da fraticelli domenicani e da contadinelle, che accompagnano la statua. Una volta terminata la processione, la festa continua con canti e spettacolari fuochi d’artificio.
San Vincenzo Ferreri, “‘O Munacone”, resta un simbolo di speranza e fede per Napoli, un santo che, con la sua vita e i suoi miracoli, ha lasciato un’eredità che continua a vivere nel cuore dei suoi devoti.