giovedì , 8 Dicembre 2022
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Come si può fare a dire addio alle persone care e sopravvivere al dolore?

Come possiamo dire addio alla persona che abbiamo amato? Perdere qualcuno fa parte del processo della vita. Ognuno di noi, prima o poi, dovrà affrontarlo.

Non c’è un modo giusto per affrontare il dolore e per tutti sarà diverso. Ciò che vogliamo condividere con voi è il metodo spirituale per andare avanti.

A volte, siamo preparati all’addio della persona cara, perché magari è malata. Altre volte, invece, non lo siamo affatto, perché può capitare un incidente.

Ecco, prepararsi all’addio può aiutare, ma non è sempre così. Perché, alla fine, quando il momento arriverà, perderemo tutte le nostre certezze.

Guarire il cuore ferito richiede pazienza con se stessi, l’uso costruttivo del tempo, e l’attivazione delle risorse umane e spirituali per elaborare positivamente il cordoglio. Diverse variabili influiscono sul modo di rispondere alla perdita di una persona cara.

Innanzitutto incidono aspetti concreti, quali: l’età, il genere, i ruoli interpretati dal defunto e dai superstiti. In secondo luogo, riveste importanza il tipo di rapporto instauratosi tra il superstite e il defunto e l’atteggiamento assunto dinanzi alla sua morte.

In terzo luogo, molto dipende dal tipo di supporto esterno su cui può contare chi è in lutto, rappresentato dalla famiglia, dagli amici, dall’appartenenza a una comunità religiosa, dal lavoro o dall’esercizio di una professione.

Infine, la variabile più significativa riguarda la mobilitazione del medico interiore rappresentato dal ventaglio di risorse psicologiche, mentali, emotive e spirituali che aiutano la persona a integrare la perdita e a reimmergersi nella vita.

La guarigione: come dire addio

Il lavoro di una sana elaborazione del lutto è di natura olistica e comporta tre compiti fondamentali: L’accettazione cognitiva della perdita. Un primo orizzonte di guarigione consiste nel sanare la mente.

La morte di un proprio caro può scombussolare la persona, alterarne il sonno, impedirne la concentrazione, bloccarne le capacità decisionali, indebolirne la motivazione. Una perdita, specie se grave, ha il potere di destrutturare l’edificio delle proprie certezze.

Il processo di guarigione della mente si manifesta nel modo di pensare della persona e negli atteggiamenti assunti. Vi è chi da un distacco esce più maturo e chi più insicuro, chi più sensibile al valore delle relazioni e chi più indurito nel cuore, chi più attento a ciò che è essenziale e chi più assorbito da ciò che è effimero.

Una perdita particolarmente sentita dai religiosi riguarda la morte dei genitori. Essi rappresentano le proprie radici e tutto quell’insieme di valori, affetti e ricordi che hanno segnato profondamente la propria storia.

Con la loro dipartita muore qualcosa di sé e la vita non è più la stessa. Talvolta il ritorno alla propria casa acutizza il senso di vuoto e di nostalgia che si prova per l’assenza di volti, gesti o parole cui quella dimora ci aveva abituati.

Come interpretare il dolore

Ci sono due termini che sintetizzano il processo e le dinamiche attivate da esperienze di distacco: il cordoglio e il lutto.  La salute della mente transita per la via del cuore. È li che si annidano le emozioni suscitate dalla perdita.

I sentimenti invocano accoglienza e cittadinanza, per non essere relegati nel dimenticatoio. Le emozioni represse o ignorate non spariscono ma, come bambini frustrati, ritornano al centro della scena reclamando attenzione attraverso malesseri psicomatici. Sentimenti frequenti in circostanze luttuose sono la tristezza, l’amarezza, la paura, il rammarico.

Due sentimenti particolarmente significativi riguardano la collera, suscitata dall’impatto con una vita cambiata e dalla percezione di ingiustizia per quanto accaduto, e il senso di colpa, per tutto ciò che rimane incompiuto, per i limiti del proprio rapporto e intervento, per non aver strappato la persona alla morte.

La guarigione del cuore ferito passa attraverso l’accoglienza dei sentimenti. Talvolta, sono intensi e impetuosi, in altre circostanze più tenui e passeggeri; in alcune occasioni si sprigionano all’improvviso, nel contatto con persone o ricordi, in altre si consolidano nel tempo, all’ombra di lunghe e pesanti solitudini.

Accettare la perdita

L’itinerario di graduale guarigione prevede che dopo la fase iniziale di smarrimento e di shock e una volta superati i sentimenti e le reazioni più intense, la persona sia in grado di assumersi le proprie responsabilità familiari, sociali e professionali, e sia capace di recuperare gli interessi, sviluppare nuove abitudini, dare vita a nuovi progetti.

Per alcuni questo adattamento richiede tempi molto lunghi, per altri è più rapido. Ci sono perdite che si odiano per l’infinità di inconvenienti e di problemi che procurano, altre cui si ­rivolge un debito di gratitudine per ­l’opera di umanizzazione.

Signore, ho l’anima piena di amarezza e rischio di essere sopraffatto dallo sconforto. Eppure, Tu avevi previsto questa mia sofferenza! Vado allora chiedendomi perché non sei ricorso alla Tua onnipotenza per evitarmela.

Dammi, allora, o Signore, la forza di accettarla, nella visione chiara di questa sua inestimabile prerogativa. Dammi la convinzione profonda che questa mia sofferenza si fonde con la Tua passione e con il Tuo dolore, e acquista così valore incalcolabile.

Rinnova in me il coraggio di accettare quanto mi riserva questa legge misteriosa del dolore, che giorno per giorno va restaurando nel mondoPreghiere per la guarigionesformazione cui contribuiscono.

Un doloroso distacco può rendere la persona più sensibile al prossimo o peggiorarne i tratti accrescendone la scontrosità, il vittimismo, l’insoddisfazione. Alcuni criteri indicativi di un positivo recupero da un lutto, includono: una condizione di benessere fisico generale, il ritorno dell’energia e della motivazione, la capacità di prendere cura di sé e di trovare spazi di gratificazione, il desiderio di progettare il futuro.

Un luogo di guarigione

La comunità religiosa riveste un ruolo di primaria importanza nel trasmettere vicinanza e supporto ai religiosi provati da un lutto. Essa è chiamata a essere luogo di comunione, condivisione e guarigione.

Come scriveva Giovanni Paolo II: «Il mondo del dolore invoca costantemente un altro mondo, quello dell’amore» nella consapevolezza che nel programma messianico di Cristo «la sofferenza è presente nel mondo per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo»” (Salvifici doloris, 30).

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