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Vermicino: Il dramma di Alfredino, ecco com’è morto e cos’è accaduto

Sono trascorsi ormai circa 43 anni dal dramma di Vermicino e dalla morte di Alfredino Rampi, che ha segnato profondamente l’intera Italia. I soccorritori hanno cercato di salvarlo per tre giorni consecutivi mentre tutti i telespettatori seguivano in diretta passo dopo passo ogni novità ed ogni movimento che li riguardava.

Solamente successivamente arrivò la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentire ovvero che il piccolo Alfredino ma cosa è successo davvero? Ripercorriamo insieme tutta la sua storia.

Vermicino: Il dramma di Alfredino, ecco com’è morto e cos’è accaduto

Tutti ricordiamo quel bruttissimo 10 giugno del 1981 quando la famiglia Rampi si trovava in vacanza in provincia di Roma, precisamente a Vermicino a Frascati. Franca e Ferdinando hanno ben due bambini ovvero Alfredo di 6 anni e Riccardo di 2 anni.

Una sera, Alfredino non tornò a casa preoccupando fin da subito i suoi genitori che hanno iniziato a cercarlo poco dopo ma senza nessun risultato. Una volta chiamata la polizia le ricerche si sono intensificate fino al ritrovamento del bimbo all’interno di un pozzo artesiano.

Il piccolo si trovava in una profondità importantissima dal quale si sentiva solamente la sua flebile voce. I Vigili del Fuoco senza fare nessuna ispezione decisero di calare una tavoletta speranzo che il bimbo si aggrappasse ad essa per tirarlo fuori.

Purtroppo, quest’ultima si bloccò impedendo così a chiunque di poter scendere e recuperare il bambino. L’imboccatura del pozzo era larga circa 28 centimetri con una profondità di 80 metri del tutto irregolare. Alfredino si trovava ad una profondità di circa 36 metri ma nonostante diversi tentativi di salvataggio, tutto è andato nel peggiore dei modi.

I soccorritori avevano cercato nel corso dei giorni di costruire anche un pozzo parallelo cercando di poter tirare via Alfredino. Una volta creato il pozzo parallelo scoprirono come il piccolo fosse scivolato molto più in basso, ovvero a circa 60 metri di profondità.

 L’aiuto e l’intervento di Angelo Licheri

Tra i tanti volontari che hanno cercato di aiutare il piccolo Alfredino c’è stato Angelo Licheri di 36 anni nonché tipografo sardo di piccola struttura e magro. Quest’ultimo si calò nel pozzo tra la mezzanotte del 12 e il 13 giugno.

Angelo riuscì a raggiungere il bambino e parlare con lui, rimuovendo il fango che si trovava tra la bocca e gli occhi dopodiché gli liberò le mani e le braccia sena però riuscire a disincastrarlo del tutto. Alfredino infatti, si mostrava rannicchiato con le ginocchia che gli schiacciavano il petto.

Licheri rimase per circa 45 minuti a testa in giù cercando di riuscire a tirare fuori Alfredino ma senza riuscirci. Prima di tornare in superfice, quest’ultimo decise di mandargli un bacio rimanendogli nel cuore per sempre. Quest’ultimo perse la vita all’età di settantasette anni all’interno di una clinica a Nettuno.

La morte di Alfredino e i funerali

L’ultimo ad essere sceso nel pozzo su uno speleologo che raggiunse il bambino il 13 giugno costatandone la morte.  Subito dopo il magistrato decise di immettere dell’azoto liquido nel pozzo così da preservare la salma per l’autopsia.

Il corpo venne recuperato l’11 luglio a distanza di 28 giorni dopo la sua morte con l’aiuto di tre squadre di minatori esperti di Gavorrano. I funerali si sono svolti il 15 luglio del 1981 all’interno della Basilica di San Lorenzo fuori le mura per poi essere seppellito presso il Cimitero del Verano di Roma.

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