L’INPS ha avviato una nuova attività di verifica legata alle richieste dell’Assegno Unico 2026 collegate alle Dichiarazioni Sostitutive Uniche presentate per ottenere l’ISEE corrente. L’obiettivo dell’iniziativa è accertare la correttezza dei dati dichiarati e garantire che le somme erogate corrispondano realmente alla situazione economica dei nuclei familiari beneficiari.
Per questo motivo, l’Istituto invierà comunicazioni dedicate agli utenti coinvolti, così da consentire eventuali regolarizzazioni prima della conclusione delle verifiche. Dai controlli effettuati sulle domande dell’Assegno Unico Universale e sulle relative DSU sono emerse anomalie che riguardano circa 4.000 posizioni.
Secondo quanto spiegato dall’ente previdenziale, si tratta di un’attività con una chiara finalità preventiva, utile a tutelare le risorse pubbliche e a verificare la corretta attribuzione delle fasce di importo riconosciute ai beneficiari.
Controlli INPS sull’Assegno Unico di settembre: Chi potrebbe non riceverlo

L’Assegno Unico continua a rappresentare una misura fondamentale di sostegno alle famiglie con figli a carico, con importi che variano in base all’ISEE e che prevedono comunque una quota minima anche in assenza della certificazione economica.
Nel corso degli accertamenti, i contribuenti interessati vedranno applicata in via temporanea la quota minima prevista dal beneficio, pari a 58 euro per ciascun figlio. Le verifiche riguardano in particolare le DSU utilizzate per il rilascio dell’ISEE corrente, dove il confronto con le informazioni a disposizione dell’Agenzia delle Entrate ha fatto emergere possibili incongruenze relative ai redditi o ai patrimoni comunicati.
Per le famiglie che rientrano normalmente nelle fasce ISEE più basse, l’impatto può essere significativo. In molti casi, infatti, l’Assegno Unico supera i 200 euro mensili per figlio e il passaggio provvisorio all’importo minimo può determinare una sostanziale riduzione delle somme percepite fino alla conclusione dell’istruttoria. Una volta completati i controlli e confermata la correttezza dei dati, l’INPS procederà all’eventuale riconoscimento degli importi spettanti.
Le circa 4.000 famiglie coinvolte dovranno quindi rispondere alle richieste dell’Istituto e fornire la documentazione necessaria per chiarire eventuali difformità. La comunicazione ricevuta non equivale automaticamente a una contestazione o a un’accusa di indebita percezione del beneficio, poiché spesso le anomalie derivano da errori materiali o da semplici disallineamenti informatici.
Per regolarizzare la propria posizione sarà possibile presentare una nuova DSU tramite i servizi online dell’INPS o rivolgendosi a un Caf, oppure trasmettere direttamente la documentazione richiesta alle sedi territoriali per ottenere il riconoscimento degli importi corretti e il recupero delle somme arretrate eventualmente spettanti.








