Uno dei dibattiti che sta tenendo maggior piede riguardo il futuro del piccolo schermo, è quello che si concentra intorno al ritorno della tradizionale prima serata poiché col passare del tempo si sta avviando verso orari sempre più distanti da quelli che dovrebbero essere.
Produttori e vertici delle principali emittenti nazionali sono d’accordo col fatto che è necessario invertire una tendenza che rischia di rovinare il rapporto con un pubblico sempre meno disposto ad attendere la tarda serata per seguire i programmi più apprezzati.
La questione, sollevata con forza dai protagonisti dell’industria, non interessa solamente la logistica dei palinsesti o la raccolta pubblicitaria, ma va ad interessare in modo diretto il valore culturale e sociale della narrazione televisiva contemporanea nel nostro Paese. Nelle prossime righe, potrete trovare quelle che sono state le parole dei massimi esponenti delle aziende televisive maggiori.
Rai e Mediaset in accordo: La decisione sul cambio orario della prima serata

Daniele Cesarano, direttore Fiction RTI-Mediaset, ha dichiarato apertamente che: “Ridurre l’access è complicato, Pier Silvio Berlusconi anni fa provò ad anticipare il prime time, partiva alle 21:35. C’è una sensibilità da parte di Mediaset sul tema, e non riguarda solo la fiction: partendo alle 22 si finisce a mezzanotte”.
Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, ha poi replicato dicendo: “Martedì con la replica di Montalbano siamo partiti alle 21:41, non molto lontano dall’orario invocato da Degli Esposti. Lo sforzo della Rai in sinergia con la Distribuzione e il Marketing è anticipare sempre di più, rispondere alle esigenze del consumo di serialità. Offriamo 4 prime serate su Rai1, ci aiutiamo rosicchiando minuti, intento che si può condividere con gli altri”.
Riccardo Tozzi ha poi dato conferma a quelli che sono i timori del settore dichiarando: “Sono d’accordo con lui: se la prima serata ritardata continua, il risultato sarà un dimezzamento della programmazione di serialità. La fiction è una componente storica dell’industria”.
“Quella della Rai è una pietra angolare per l’azienda e per il sistema, l’orario non è un dettaglio. La fruizione della serialità sulla tv generalista è diversa, la visione comune e contemporanea ha una funzione narrativa ma anche sociale”.
L’orario troppo tardivo della prima serata
Dopo di lui, anche Pietro Valsecchi ha voluto accodarsi ribadendo con fermezza che è necessario trovare un equilibrio e non doversi affidare solamente a “quiz e montepremi“, spiegando poi che in questo modo c’è un forte rischio di andare di fronte ad un impoverimento culturale.
La produttrice Verdiana Bixio ha aggiunto che iniziare troppo tardi la messa in onda comporta una inevitabile disaffezione, affermando che: “Il prodotto ne risente perché lo spettatore è già stanco“. Certamente, il coordinamento tra emittenti e case di produzione è l’unica via per restituire valore ai contenuti più importanti e rispettare le reali abitudini di un pubblico che chiede rispetto e puntualità nei tempi di visione.







