Alle 3.36 del 24 agosto 2016 Amatrice è stata colpita da una delle scosse più forti della sua storia recente. In quel momento Andrea Sebastiani, infermiere dell’Ares 118 e soccorritore del Cnsas, si trovava nella sua abitazione, ignaro che nel giro di pochi minuti sarebbe diventato uno dei primi operatori a intervenire.
Da sedici anni viveva nel paese, dove aveva costruito famiglia e lavoro, e la notte del sisma si è ritrovato a fronteggiare un’emergenza che avrebbe segnato per sempre la sua vita. Quando la scossa è terminata, Sebastiani ha rotto le porte delle vicine rimaste bloccate e poi ha raggiunto la sua auto, dove teneva l’attrezzatura da soccorso.
L’ anniversario del terremoto di Amatrice: La testimonianza

La scena che ha trovato all’ingresso del paese era inaspettata: edifici crollati, polvere ovunque, persone che cercavano aiuto. La scuola, ristrutturata pochi anni prima, non c’era più, simbolo di un’istituzione venuta giù insieme alle mura. In quelle prime ore, lui e il carabiniere hanno improvvisato il triage, dividendo le persone come potevano per salvarle.
Tra i ricordi c’è la scelta che ha dovuto compiere mentre cercava di salvare due bambini: accanto, un uomo che conosceva chiedeva aiuto, poi il silenzio. Il figlio maggiore gli aveva chiesto di salvare un compagno di scuola, ma Andrea sapeva già che non c’era più nulla da fare.
Oggi vive a Rieti, ma continua a lavorare ad Amatrice. Seguito da una psicoterapeuta, affronta una tristezza che riaffiora negli anni, mentre osserva una comunità segnata da traumi, divorzi e tensioni. Per il decennale tornerà ad Amatrice, ma resterà lontano dalle cerimonie ufficiali. «La mia tragedia me la piango da solo», dice, guidato dallo stesso istinto che lo ha spinto tra le macerie quella notte.








