L’INPS ha concluso le verifiche reddituali sulle prestazioni erogate in via provvisoria nel 2024 ai pensionati della Gestione pubblica e ha avviato il recupero delle somme risultate non spettanti. Il procedimento, illustrato nel Messaggio n. 2608 dell’11 agosto 2026, riguarda soprattutto la quattordicesima e le pensioni ai superstiti.
L’Istituto ha confrontato i redditi utilizzati per la liquidazione iniziale con quelli effettivamente dichiarati, accertando in alcuni casi pagamenti superiori al dovuto. Quando emerge un’indebita percezione, viene predisposto il piano di recupero, con trattenute che partiranno tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 e che potranno estendersi fino a un massimo di 60 rate mensili.
La verifica ha interessato tutte le prestazioni collegate al reddito riconosciute nel 2024 ai pensionati della Gestione pubblica. In particolare, l’Inps ha controllato la somma aggiuntiva, la cosiddetta quattordicesima, concessa solo entro specifici limiti reddituali, e le pensioni ai superstiti, che possono essere ridotte quando il beneficiario dispone di ulteriori redditi oltre alla pensione.
Nuove trattenute sulle pensioni da dicembre

Per effettuare i controlli sono stati utilizzati i redditi diversi dalla pensione presenti nelle dichiarazioni fiscali, come modello 730. Oppure Certificazione Unica e Redditi Persone Fisiche relativi al 2023, insieme ai dati del Casellario centrale dei pensionati per gli anni 2023 e 2024.
Il calendario delle trattenute varia in base alla prestazione. Per gli indebiti relativi alla quattordicesima, il recupero inizierà da dicembre 2026. Mentre per le somme collegate alle pensioni ai superstiti le trattenute partiranno da gennaio 2027. L’avvio della procedura coincide con l’invio della comunicazione al pensionato, che dovrà essere trasmessa entro il 31 dicembre 2026 tramite PEC, se disponibile.
Oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. La trattenuta può arrivare fino a un quinto dell’importo complessivo della pensione, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa, e il calcolo viene effettuato sull’importo al netto delle ritenute Irpef.
Se la pensione sulla quale è stato accertato il debito non consente il recupero totale, l’Inps può proseguire le trattenute su un altro trattamento diretto della Gestione pubblica percepito dal beneficiario. Nei casi in cui rimanga un debito residuo, l’importo può essere richiesto tramite avviso di pagamento pagoPA oppure recuperato su un’altra pensione erogata dall’Istituto. Le strutture territoriali possono inoltre modificare il piano di recupero, nel rispetto dei limiti stabiliti e previa autorizzazione del responsabile competente.
Dopo aver ricevuto la comunicazione, il pensionato ha 30 giorni per rivolgersi alla struttura territoriale Inps competente. Successivamente presentare la documentazione necessaria a correggere eventuali errori nei dati reddituali utilizzati. È possibile chiedere una verifica della posizione quando i redditi considerati non corrispondono a quelli effettivamente percepiti o dichiarati. Al termine dell’istruttoria, la sede Inps deve comunicare l’esito definitivo della verifica e l’eventuale nuovo importo da restituire.








