Carlo Acutis, nato a Londra nel 1991 e cresciuto a Milano, è oggi riconosciuto come una figura spirituale di riferimento per le nuove generazioni tanto da essere proclamato Santo. Morto prematuramente a soli 15 anni per una leucemia, ha lasciato un segno profondo nella comunità cattolica per la sua fede incrollabile e il suo amore per la Chiesa.
Una sua grande devozione era quella per gli Angeli, in particolare l’Arcangelo Michele, che l’ha accompagnato ogni tappa della sua breve ma intensa vita. Dopo aver ricevuto la prima comunione a sette anni, ha sviluppato un legame profondo con l’Eucaristia, che ha cresciuto con costanza e amore.
Quest’ultimo frequentava scuole prestigiose a Milano, ma nonostante tutto si distingueva per la sua semplicità e umiltà. N pochi però sono a conoscenza del luogo in cui, Carlo Acutis ha dato via al suo legame speciale con gli Angeli, ecco tutti i dettagli.
Il legame tra Carlo Acutis e gli Angeli nato nella grotta di San Michele

Il suo carattere gentile l’hanno reso amato da tutti. Pur provenendo da una famiglia benestante, Carlo non ostentava mai la sua condizione sociale. Viveva la fede con autenticità, scegliendo liberamente di seguire Cristo e di testimoniare il Vangelo, anche quando questo significava andare controcorrente rispetto alla mentalità dominante.
Nel 2004, durante un pellegrinaggio a Pompei, Carlo visitò la tomba di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Lì apprese dell’importanza del santuario di San Michele al Gargano, luogo indicato dal santo cappuccino come spazio di guarigione spirituale. Colpito dal racconto, chiese alla madre di accompagnarlo in quel luogo sacro, scoprendo una grotta che lo impressionò profondamente.
La visita al santuario segnò una svolta nel suo cammino interiore. Carlo iniziò a recitare quotidianamente la Corona Angelica, dedicata ai nove cori degli angeli, e intensificò la sua devozione all’Arcangelo Michele. Questo gesto rifletteva il suo desiderio di purificazione e di elevazione spirituale.
Il suo amore per gli angeli lo avvicinava alla figura di San Domenico Savio, che considerava l’Angelo Custode una presenza costante. Come il giovane santo, Carlo viveva la fede con coraggio e fiducia, convinto di non essere mai solo nel suo cammino terreno.






