L’antico ritratto emerso dagli scavi della cattedrale di Faras, nell’antica Nubia tra l’VIII e il IX secolo, continua a intrigare studiosi e fedeli; l’immagine, unica nel suo genere, raffigura Sant’Anna, la madre della Vergine Maria, con l’indice della mano destra portato alle labbra, un gesto che richiama immediatamente il silenzio.
Questa pittura murale, realizzata con la tecnica a secco, fu scoperta negli anni ’60 durante una campagna di scavo promossa dall’UNESCO. L’obiettivo era preservare i tesori del regno medievale di Nubia dall’imminente inondazione causata dalla costruzione della Grande Diga di Assuan e la conseguente formazione del Lago Nasser. Oggi, l’opera è parte della collezione del Museo Nazionale di Varsavia dal 1964.
Fu intorno al 545 d.C. che il cristianesimo si diffuse in Nubia, grazie ai missionari inviati dall’imperatrice Teodora di Costantinopoli, portando alla conversione del re e della nobiltà locale. Per il professor Michałowski, che all’epoca guidava gli scavi, l’identità della figura è certa: si tratta di sant’Anna, come confermato dall’iscrizione che circonda l’immagine: “Sant’Anna, madre della Madre di Dio”.
L’antico ritratto di Sant’Anna ritrovato in Nubia: La richiesta del silenzio

Secondo la tradizione cristiana, sant’Anna e suo marito Gioacchino non avevano avuto figli finché le loro preghiere furono esaudite con la nascita di Maria. Si ritiene che nell’antica Nubia, sant’Anna fosse particolarmente venerata dalle donne, che invocavano la sua intercessione per la gravidanza e il parto.
Ma cosa significa il gesto che la figura compie? Le interpretazioni sono diverse e ricche di fede. Alcuni ricercatori suggeriscono che alluda al silenzio divino, come riportato dal sito specializzato ArchaeoTravel.eu.
A tal proposito, Benedetto XVI ha scritto: “Come mostra la croce di Cristo, Dio parla anche per mezzo del suo silenzio”. Procedendo nell’obbedienza fino all’ultimo alito di vita, Gesù ha invocato il Padre. A Lui si è affidato nel momento del passaggio, attraverso la morte, alla vita eterna: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Questa esperienza di Gesù è indicativa della situazione dell’uomo che, dopo aver ascoltato e riconosciuto la Parola di Dio, deve misurarsi anche con il suo silenzio. È un’esperienza vissuta da tanti santi e mistici, e che pure oggi entra nel cammino di molti credenti.
Un’altra teoria propone che il gesto raffiguri sant’Anna semplicemente in preghiera. Sebbene raro nell’arte cristiana, questo gesto potrebbe collegarsi a una tradizione cristiana copta in cui i fedeli pregavano tenendo un dito sulle labbra. Si credeva che questo gesto potesse proteggere dal tentatore che cercava di insinuarsi nel cuore durante l’orazione. Quale che sia l’interpretazione corretta, l’affresco di Faras rimane una testimonianza preziosa di una spiritualità antica e complessa.







