Cambio d’ora autunno. Il conto alla rovescia è iniziato: nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2025 torneremo all’ora solare, spostando le lancette un’ora indietro. Questo significa che guadagneremo sessanta minuti di sonno, ma anche che al pomeriggio il buio arriverà prima. Un rito che si ripete da decenni, nato con l’obiettivo di risparmiare energia elettrica sfruttando al meglio le ore di luce naturale.
Cambio d’ora autunno: quando fu introdotto

Il cambio d’ora fu introdotto in modo sistematico in Europa negli anni ’70, durante la crisi energetica del 1973. All’epoca il risparmio era significativo: posticipare l’alba permetteva di ridurre l’uso di illuminazione artificiale nelle ore serali, quando gran parte della popolazione era ancora attiva. Negli ultimi decenni, però, le nuove tecnologie, come lampadine a LED e sistemi di climatizzazione, hanno ridotto l’impatto di questa misura sui consumi, rendendo i benefici economici ed energetici molto meno evidenti.
Oggi, più che al risparmio energetico, l’attenzione si concentra sugli effetti sulla salute. Studi recenti, tra cui una ricerca del 2025 condotta dalla Stanford Medicine, dimostrano che i cambi di orario possono alterare i ritmi circadiani, aumentando il rischio di obesità, ictus e altri problemi legati al metabolismo e al sonno. Secondo i ricercatori, sia l’ora solare permanente che quella legale permanente sarebbero soluzioni migliori rispetto al doppio cambio annuale, con l’ora solare che garantirebbe i benefici più diffusi.
Negli ultimi anni si è discusso molto sull’abolizione del cambio d’ora. Nei Paesi del Nord Europa, dove le ore di luce variano in modo marcato tra estate e inverno, i vantaggi dell’ora legale sono limitati. Al contrario, nazioni mediterranee come l’Italia hanno tratto storicamente benefici maggiori.
Potrebbe essere l’ultima volta: svolta dal 2026?
La Commissione europea ha più volte rimandato la decisione definitiva, ma il 2026 potrebbe essere l’anno di una svolta: si parla di una possibile abolizione del doppio cambio stagionale.
Il 26 ottobre torneremo dunque all’ora solare, che resterà in vigore fino all’ultima domenica di marzo 2026. In termini pratici, le giornate sembreranno accorciarsi più velocemente, con tramonti anticipati. Tuttavia, guadagneremo un’ora di luce al mattino e, almeno per una notte, un’ora di sonno in più. Un piccolo regalo che, secondo molti, non basta a compensare lo “scombussolamento” del nostro orologio interno, simile a un jet lag stagionale.
Il futuro del cambio d’ora resta quindi incerto: per ora resta in calendario, ma presto potremmo dover dire addio a questa abitudine che accompagna da oltre cinquant’anni la vita di milioni di europei.








