Pensione reversibilità. Una causa iniziata più di trent’anni fa si è chiusa con una decisione che potrebbe cambiare molte regole. La Corte di Cassazione ha infatti dato ragione all’Inps in una lunga battaglia legale sulla pensione di reversibilità di una figlia disabile, stabilendo un principio importante che d’ora in poi riguarderà tanti altri casi simili.
Tutto è iniziato nel 1990, quando morì il padre della donna. Solo nel 2009 lei aveva chiesto all’Inps la pensione di reversibilità, cioè la quota della pensione del genitore destinata ai familiari. Ma il lungo tempo trascorso ha complicato tutto: tra prescrizioni, ricorsi e cavilli legali, il caso è arrivato fino alla Cassazione.
Nei primi due gradi di giudizio i tribunali avevano dato ragione alla donna, riconoscendole il diritto alla pensione. L’Inps, però, non si era arreso e aveva fatto ricorso alla Suprema Corte.
La Cassazione ha ribaltato le sentenze precedenti e ha stabilito che l’Inps può sollevare la questione della prescrizione anche senza indicare il giorno preciso da cui essa decorre. In parole semplici, l’istituto può dire che “sono passati troppi anni”, e sarà poi il giudice a calcolare da quando i pagamenti non sono più dovuti.
Un altro punto chiarito riguarda gli interessi e gli arretrati: secondo la Corte, questi partono dal momento in cui viene fatta la domanda all’Inps, e non da date più vecchie.
Pensione reversibilità, cosa cambia con la sentenza della Cassazione

Con questa sentenza, ottenere somme arretrate diventa più difficile. Chi fa richiesta dopo molti anni dovrà dimostrare con documenti precisi di aver interrotto la prescrizione, ad esempio con una domanda o una lettera ufficiale all’Inps. Altrimenti, una parte dei soldi potrebbe essere persa per sempre.
La causa è durata 35 anni, ma lascia un segno profondo. D’ora in poi, la prescrizione, cioè il limite di tempo entro cui si può chiedere una prestazione, sarà più severa. Non riguarda solo le pensioni di reversibilità, ma tutte le prestazioni Inps soggette a scadenze.
Il messaggio dei giudici è chiaro: non basta avere diritto a una pensione, bisogna anche far valere quel diritto in tempo.








