Buone notizie arrivano per una parte dei pensionati italiani, che nei prossimi mesi potranno contare sugli aumenti delle proprie pensioni; se giugno non ha portato variazioni di rilievo, lo scenario cambia sensibilmente tra luglio e agosto, quando scatteranno due diverse forme di integrazione: prima la quattordicesima e poi gli eventuali rimborsi Irpef derivanti dal modello 730.
Si tratta di aumenti precisi, destinati solo a chi rientra in specifici requisiti anagrafici e reddituali, ma che per molti rappresenteranno un sostegno economico significativo in un periodo di forte pressione sui bilanci familiari. Ecco tutti i dettagli.
Pensioni, aumenti a luglio e agosto: Ecco per chi

La quattordicesima, in arrivo con la pensione di luglio, resta una misura pensata per tutelare i redditi più bassi. Non è infatti riconosciuta a tutti, ma solo a chi ha compiuto almeno 64 anni ed è titolare di una pensione previdenziale, compresi assegno ordinario d’invalidità e pensione ai superstiti.
Restano escluse le prestazioni assistenziali come assegno sociale, invalidità civile e Ape sociale. Il limite reddituale per il 2026 è fissato a 2 volte il trattamento minimo, pari a 15.908,10 euro annui. L’importo varia in base agli anni di contributi e alla fascia di reddito: da 437 a 655 euro per chi rientra entro 1,5 volte il minimo, e da 336 a 504 euro per chi si colloca tra 1,5 e 2 volte il minimo.
Ad agosto, invece, scatterà il secondo possibile aumento, legato al rimborso Irpef del modello 730/2026. I tempi per i pensionati sono più lunghi rispetto ai lavoratori dipendenti, poiché l’Inps effettua il conguaglio dal secondo mese successivo alla ricezione del prospetto di liquidazione dall’Agenzia delle Entrate.
Chi ha trasmesso la dichiarazione entro il 31 maggio può ricevere il rimborso già ad agosto o a settembre; con invio a giugno si slitta tra settembre e ottobre; per le dichiarazioni di luglio si può arrivare a ottobre o novembre.
Gli importi non sono uguali per tutti, poiché dipendono dalle spese detraibili e dall’Irpef pagata l’anno precedente. Chi percepisce fino a 8.500 euro annui generalmente non ha capienza fiscale.
Con 10.000 euro il recupero teorico può arrivare a circa 440 euro, con 15.000 euro a circa 1.910 euro, mentre per redditi più alti la capienza cresce ulteriormente: circa 3.385 euro a 20.000 euro, 4.856 euro a 25.000 euro e 6.463 euro a 30.000 euro.








